Habemus Papam
"Una tazzina di parole ogni giorno sul Corriere della Sera": 'Il Caffè" di Massimo Gramellini del 9 maggio 2026
Come tutti coloro che salgono sul palco dopo una rockstar, un anno fa il nuovo Papa passò quasi inosservato. Parlava accoratamente di pace e metteva mano alla Curia, pare con una certa perizia e con una morbidezza sconosciuta al predecessore, però non riusciva a diventare popolare, il che per un Papa del Rinascimento poteva non essere un problema, mentre per uno del XXI secolo sì. Quando, per la seconda visita all’estero, scelse il paradiso di Montecarlo, alcuni storsero il naso. A quel punto la Provvidenza decise di intervenire, usando come sempre lo strumento più improbabile: Donald Trump, l’ufficio stampa del male. Statunitense anch’egli, ma sua antitesi complementare, Voldemort rispetto a Harry Potter.
Trump accusò Prevost di essere uno smidollato perché predicava la pace anziché benedire le sue armate. Se il Papa gli avesse risposto per le rime, si sarebbe abbassato al suo livello, ma se lo avesse ignorato si sarebbe rimpicciolito ai nostri occhi. Invece fece qualcosa di diverso: gli rispose ignorandolo, dimostrando che si può essere pacifici senza sembrare arrendevoli, e che c’è più forza di carattere in un mite che in un attaccabrighe.
Da lì in poi (ce ne siamo accorti dall’accoglienza maradoniana che gli ha riservato Napoli) è cambiato qualcosa: in lui, che è finalmente venuto a patti con la sua timidezza, ma anche in noi, credenti e no, stavolta senza i distinguo in voga ai tempi di Bergoglio.
L’unico a non essere ancora cambiato è Trump, ma per quello ci vorrebbe un miracolo.
